FICHTE
FICHTE
Fichte è stato uno dei maggiori pensatori e filosofi tedeschi.
La vita di Fichte è uno sforzo per “diventare libero”, che il filosofo persegue a partire dalla giovinezza.
VITA
Fichte gli da un
significato morale: non vale nulla esser liberi, è divino diventarlo.
Nato da una
famiglia di contadini poverissimi, pareva destinato a fare il guardiano di oche,
ma elgi voleva fare il prete.
Aiutato
economicamente da un signore del villaggio, riesce a compiere i suoi primi
studi nel collegio di Pforta.
Frequenta
l’università, sempre combattendo contro la miseria. Per guadagnarsi da vivere
fa il precettore in case private in Germania e in Svizzera.
I molti disagi, le
sofferenze, lo studio serio e rigoroso rafforzano il suo carattere e il suo
spirito.
Legge le tre
Critiche di Kant che lo affascinato. A Königsberg ascolta Kant e gli fa leggere
il manoscritto della sua prima opera, il
Saggio di critica di ogni rivelazione.
1794 diviene
professore a Jena.
Accusato di
ateismo in seguito alla pubblicazione nel “Giornale
filosofico” di un articolo in cui identificava Dio con l’ordine morale del
mondo, Fichte è costretto e a recarsi a Berlino.
· Invita i tedeschi
a insorgere contro lo straniero
· Propone una nuova
forma di educazione incentrata sull’amore per la libertà e la rivendicazione
del primato spirituale e culturale del popolo tedesco.
1810 l’Università di
Berlino, Fichte rettore.
Integra
l’interesse etico con un nuovo afflato mistico-religioso.
1814 Muore di
colera,
L’IO
COME PRINCIPIO ASSOLUTO E INFINITO
Base del suo
sistema filosofico = aspirazione alla libertà.
I Fondamenti dell’intera dottrina della scienza, l’opera più
importante di Fichte.
1) la preesistenza
di una “cosa in sé” indipendente dal soggetto e fuori dalle sue possibilità
conoscitive;
2) l’insoluto
problema dell’origine del materiale sensibile della conoscenza.
Se il mondo
dell’esperienza possibile è quello della rappresentazione, non si può ammettere
nulla al di fuori del soggetto stesso.
Il soggetto non è
più limitato da una presunta realtà noumenica, è pertanto assoluto e infinito.
Il «Grande Io» base
del sistema, che deve dimostrare con una deduzione tutti gli oggetti.
L’Io è il principio
originario e incondizionato. Da esso deriva tutta la realtà.
L’idealismo,
nega la cosa in sé, cioè una realtà esterna e indipendente dall’uomo, e afferma
l’infinità del soggetto, esprimendo al meglio la totale incondizionatezza.
L’Io è libero
nella misura in cui non è secondario né dipendente da un mondo di cose esterne,
e viene visto come originario, ossia come il principio da cui il mondo trae non
il suo “significato” e la sua “realtà”.
LA
FIFFERENZA TRA DOGMATICI E IDEALISTI
Idealismo:
proclama l’assoluta libertà del soggetto e apre la possibilità di una piena
realizzazione dell’impegno etico.
Dogmatismo:
possibilità preclusa, poiché restando prigioniero della credenza che la nostra
conoscenza dipende dalle cose, implica la negazione della libertà e, dunque,
della moralità.
Tesi espressa dal
filosofo nella Prima introduzione alla
dottrina della scienza, in cui egli riconosce l’idealismo e il dogmatismo
come i due sistemi filosofici a cui possono essere ricondotti tutti gli altri.
La scelta tra i
due orientamenti dipende dal temperamento delle persone.
L’individuo inerte
= dogmatismo, visione materialista e determinista che riduce l’autonomia
dell’io.
L’individuo attivo
= idealismo, che afferma l’infinità dell’Io e la sua assoluta sovranità.
L’idealismo, per
Fichte, è anche una scelta di vita.
L’IO
E I TRE MOMENTI DELLA VITA DELLO SPIRITO
L’Io = è spirito,
infinita tensione verso un’ideale meta di perfezione.
Non si identifica
con l’io personale di ciascun individuo, ossia con l’io empirico, ma è l’Io
puro o universale, inesauribile attività creatrice = conferisce senso e realtà
al mondo, senza la quale non potrebbe esistere.
Io puro = processo
creativo e infinito che si articola in tre momenti essenziali:
1)
Tesi = l’Io si rivela
come attività autocreatrice. L’Io puro è incondizionata attività creatrice che
ha immediata e intuitiva consapevolezza di sé. Tale principio ontologico è oggetto di un’intuizione che coglie
l’identità dell’Io con se stesso.
Nel momento in cui
si afferma, l’Io si determina e nel farlo si distingue al diverso da se: ≪l’Io
pone il non-Io≫.
2)
Antitesi = l’Io puro deve
necessariamente opporsi a un non-Io, ossia all’oggetto. Essendo suprema
attività, l’Io ha bisogno di qualcosa di altro da se per realizzarsi. Il non-Io
= la natura intesa in senso generale come il “regno dei limiti” e comprende
anche il nostro corpo.
3)
Sintesi = l’Io, avendo
posto il non-Io, si trova limitato da questo. Creando una concreta situazione
del nostro essere nel mondo, in cui si fronteggiano una molteplicita di cose (non-Io)
e una pluralita di persone, (io finiti).
LA
NATURA E LA MATERIA
La natura e il
mondo (il non-Io) sono momenti indispensabili della stessa vita dello spirito,
correlati imprescindibili dell’infinita attività della soggettività. Esistono
per e nell’Io, quali “funzioni” della sua opera creatrice.
L’Io pone il non Io
attraverso un processo inconsapevole presieduto dalla facoltà dell’immaginazione
produttiva. Con essa si dà origine alla realtà delle cose nella loro
concretezza, la quale risulta, contrapposta ai vari Io empirici.
Soltanto
attraverso le varie fasi della conoscenza il soggetto arriva a comprendere come
il mondo sia, una produzione dello spirito:
1.
la
sensazione
2.
l’intuizione
3.
l’intelletto
4.
il
giudizio
5.
la
ragione
Essi sono livelli
del processo di ri-appropriazione della realtà da parte del soggetto, il quale,
in una progressiva interiorizzazione dell’oggetto, si riconosce alla fine fonte
di ogni cosa.
Percorso senza conclusione
= l’Io non può interrompere la sua produttività di forza creativa spontanea e
senza fine. La sua vita consiste nel continuo e incessante “sforzo” di
produzione e superamento del limite, in una tensione infinita verso l’autoperfezionamento
che è ricerca incessante della libertà.
IL
CARATTERE ETICO DELL’IDEALISMO FICHITANO
Nella vita morale =
contrapposizione tra l’Io e il non-Io.
L’Io infinito è un
compito a se medesimo, è perenne attività tesa a vincere gli ostacoli.
Per Fichte compito
e dovere dell’uomo è quello di affermare la libertà, superando di continuo le
difficoltà che si frappongono sulla via della piena e perfetta realizzazione.
Fichte sostiene
che l’uomo può essere soggetto etico soltanto nella misura in cui è libero da
condizionamenti esterni, compresi gli istinti e le passioni.
LA
SUPERIORITA DELLA MORALE
Il mondo esiste in
funzione dell’attività dell’Io e della sua vita morale; esso è presupposto
dell’azione etica.
L’uomo esiste per
divenire egli stesso sempre migliore moralmente e per rendere migliore
materialmente e moralmente tutto quanto lo circonda, attraverso l’impegno etico.
Pur essendo un io
finito, esposto alla dipendenza dalle cose e dalle passioni, egli deve mirare a
realizzarsi come Io puro.
Cultura = educazione
e formazione continue, attuate grazie alla ragione che sottomette gli istinti e
la sensibilità.
L’io non può
raggiungere la perfezione e l’infinito, ma infinito e sublime e il suo impegno
continuo di autoperfezionamento.
L’ISTINTO
FONDAMENTALE DELL’UOMO
L’istinto sociale: istinto fondamentale dell’essere
umano. Ammissione che esistano fuori di
sé altri esseri ragionevoli a lui simili, con cui deve entrare in un rapporto
di socialità.
L’uomo, sentendosi
un io finito ma aspirando all’infinito, cerca di superare la propria limitatezza
partecipando alla vita degli altri, e in tal modo istituisce la società.
Risultato = obbedire
a 2 norme:
1.
trattare
gli altri uomini come fini, non come strumenti.
2.
la
legge morale impone di tendere non solo al perfezionamento del singolo, ma
anche a quello altrui, attraverso l’educazione.
Stato: non indispensabile per il vivere umano. Fatto
empirico, che ora esiste, ma che potrebbe anche scomparire qualora gli uomini
divenissero così virtuosi da non aver bisogno di un potere repressivo. Detiene
i poteri della coercizione e della repressione, grazie ai quali fa rispettare
l’ordine; strumento in vista della migliore organizzazione possibile, ma non è
un fine.
Deve diventare
superfluo.
La società perfetta è quella in cui regna
la libera collaborazione tra gli uomini e in cui tutte le volontà riescono a
trovare un reciproco accordo, in una superiore e razionale armonia di intenti.
LA
MISSIONE DEL DOTTO
Dotto = intellettuale
modesto che si occupa delle sorti di tutti. Egli deve possedere una conoscenza
autentica dei bisogni umani.
Ruolo del dotto =
progetto di perfezionamento dell’umanità e missione di sorvegliare il progresso
umano.
Missione = nobile ed elevata, l’intellettuale deve
stimolare le altre persone a perseguire l’ideale di perfezionamento morale che
e lo scopo del singolo e dell’umanità intera.
Filosofia = s
scienza suprema: riesce a penetrare l’essenza delle cose.
Dotto deve indicare
i mezzi più idonei al raggiungimento della perfezione spirituale, perché un
sapere che non sia in grado di fare ciò e inesorabilmente inutile.
Filosofia + Storia.
· Storia: ci
permette di cogliere i fatti.
· Filosofia:
interpreta e orienta i fatti verso il futuro.
Storia e filosofia
= contenuti essenziali del patrimonio conoscitivo del dotto, ≪dottrina del dotto≫.
La missione assegnata
alla classe colta: sorvegliare dall’alto il progresso effettivo del genere
umano e promuovere questo progresso.

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