FICHTE


FICHTE


Fichte è stato uno dei maggiori pensatori e filosofi tedeschi. 

La vita di Fichte è uno sforzo per “diventare libero”, che il filosofo persegue a partire dalla giovinezza. 




VITA



Fichte (1762)= ispirazione dal filosofo tedesco Lessing,



Il valore della verità nello sforzo costante per raggiungerla.



Fichte gli da un significato morale: non vale nulla esser liberi, è divino diventarlo.






Nato da una famiglia di contadini poverissimi, pareva destinato a fare il guardiano di oche, ma elgi voleva fare il prete.  



Aiutato economicamente da un signore del villaggio, riesce a compiere i suoi primi studi nel collegio di Pforta.



Frequenta l’università, sempre combattendo contro la miseria. Per guadagnarsi da vivere fa il precettore in case private in Germania e in Svizzera.



I molti disagi, le sofferenze, lo studio serio e rigoroso rafforzano il suo carattere e il suo spirito.



Legge le tre Critiche di Kant che lo affascinato. A Königsberg ascolta Kant e gli fa leggere il manoscritto della sua prima opera, il Saggio di critica di ogni rivelazione.



1794 diviene professore a Jena.



Accusato di ateismo in seguito alla pubblicazione nel “Giornale filosofico” di un articolo in cui identificava Dio con l’ordine morale del mondo, Fichte è costretto e a recarsi a Berlino.



Berlino = occupazione delle truppe napoleoniche = pubblica, i Discorsi alla nazione tedesca.



·      Invita i tedeschi a insorgere contro lo straniero

·      Propone una nuova forma di educazione incentrata sull’amore per la libertà e la rivendicazione del primato spirituale e culturale del popolo tedesco.



1810 l’Università di Berlino, Fichte rettore.



Integra l’interesse etico con un nuovo afflato mistico-religioso.



1814 Muore di colera,



L’IO COME PRINCIPIO ASSOLUTO E INFINITO



Base del suo sistema filosofico = aspirazione alla libertà.



I Fondamenti dell’intera dottrina della scienza, l’opera più importante di Fichte.



1) la preesistenza di una “cosa in sé” indipendente dal soggetto e fuori dalle sue possibilità conoscitive;

2) l’insoluto problema dell’origine del materiale sensibile della conoscenza.



Se il mondo dell’esperienza possibile è quello della rappresentazione, non si può ammettere nulla al di fuori del soggetto stesso.



Il soggetto non è più limitato da una presunta realtà noumenica, è pertanto assoluto e infinito.



Il «Grande Io» base del sistema, che deve dimostrare con una deduzione tutti gli oggetti.



L’Io è il principio originario e incondizionato. Da esso deriva tutta la realtà.



L’idealismo, nega la cosa in sé, cioè una realtà esterna e indipendente dall’uomo, e afferma l’infinità del soggetto, esprimendo al meglio la totale incondizionatezza.



L’Io è libero nella misura in cui non è secondario né dipendente da un mondo di cose esterne, e viene visto come originario, ossia come il principio da cui il mondo trae non il suo “significato” e la sua “realtà”.



LA FIFFERENZA TRA DOGMATICI E IDEALISTI



Idealismo: proclama l’assoluta libertà del soggetto e apre la possibilità di una piena realizzazione dell’impegno etico.



Dogmatismo: possibilità preclusa, poiché restando prigioniero della credenza che la nostra conoscenza dipende dalle cose, implica la negazione della libertà e, dunque, della moralità.



Tesi espressa dal filosofo nella Prima introduzione alla dottrina della scienza, in cui egli riconosce l’idealismo e il dogmatismo come i due sistemi filosofici a cui possono essere ricondotti tutti gli altri.



La scelta tra i due orientamenti dipende dal temperamento delle persone.



L’individuo inerte = dogmatismo, visione materialista e determinista che riduce l’autonomia dell’io.



L’individuo attivo = idealismo, che afferma l’infinità dell’Io e la sua assoluta sovranità.



L’idealismo, per Fichte, è anche una scelta di vita.



L’IO E I TRE MOMENTI DELLA VITA DELLO SPIRITO



L’Io = è spirito, infinita tensione verso un’ideale meta di perfezione.



“L’Io deve essere” = impegnato costantemente in un faticoso processo di autorealizzazione.



Non si identifica con l’io personale di ciascun individuo, ossia con l’io empirico, ma è l’Io puro o universale, inesauribile attività creatrice = conferisce senso e realtà al mondo, senza la quale non potrebbe esistere.



Io puro = processo creativo e infinito che si articola in tre momenti essenziali:



1)   Tesi = l’Io si rivela come attività autocreatrice. L’Io puro è incondizionata attività creatrice che ha immediata e intuitiva consapevolezza di sé. Tale principio ontologico è oggetto di un’intuizione che coglie l’identità dell’Io con se stesso.



Nel momento in cui si afferma, l’Io si determina e nel farlo si distingue al diverso da se: l’Io pone il non-Io.



2)   Antitesi = l’Io puro deve necessariamente opporsi a un non-Io, ossia all’oggetto. Essendo suprema attività, l’Io ha bisogno di qualcosa di altro da se per realizzarsi. Il non-Io = la natura intesa in senso generale come il “regno dei limiti” e comprende anche il nostro corpo.



3)   Sintesi = l’Io, avendo posto il non-Io, si trova limitato da questo. Creando una concreta situazione del nostro essere nel mondo, in cui si fronteggiano una molteplicita di cose (non-Io) e una pluralita di persone, (io finiti).



LA NATURA E LA MATERIA



La natura e il mondo (il non-Io) sono momenti indispensabili della stessa vita dello spirito, correlati imprescindibili dell’infinita attività della soggettività. Esistono per e nell’Io, quali “funzioni” della sua opera creatrice.



L’Io pone il non Io attraverso un processo inconsapevole presieduto dalla facoltà dell’immaginazione produttiva. Con essa si dà origine alla realtà delle cose nella loro concretezza, la quale risulta, contrapposta ai vari Io empirici.



Soltanto attraverso le varie fasi della conoscenza il soggetto arriva a comprendere come il mondo sia, una produzione dello spirito:



1.    la sensazione

2.    l’intuizione

3.    l’intelletto

4.    il giudizio

5.    la ragione  



Essi sono livelli del processo di ri-appropriazione della realtà da parte del soggetto, il quale, in una progressiva interiorizzazione dell’oggetto, si riconosce alla fine fonte di ogni cosa.



Percorso senza conclusione = l’Io non può interrompere la sua produttività di forza creativa spontanea e senza fine. La sua vita consiste nel continuo e incessante “sforzo” di produzione e superamento del limite, in una tensione infinita verso l’autoperfezionamento che è ricerca incessante della libertà.



IL CARATTERE ETICO DELL’IDEALISMO FICHITANO



Nella vita morale = contrapposizione tra l’Io e il non-Io.



L’Io infinito è un compito a se medesimo, è perenne attività tesa a vincere gli ostacoli.



Per Fichte compito e dovere dell’uomo è quello di affermare la libertà, superando di continuo le difficoltà che si frappongono sulla via della piena e perfetta realizzazione.



Fichte sostiene che l’uomo può essere soggetto etico soltanto nella misura in cui è libero da condizionamenti esterni, compresi gli istinti e le passioni.



LA SUPERIORITA DELLA MORALE



Il mondo esiste in funzione dell’attività dell’Io e della sua vita morale; esso è presupposto dell’azione etica.



L’uomo esiste per divenire egli stesso sempre migliore moralmente e per rendere migliore materialmente e moralmente tutto quanto lo circonda, attraverso l’impegno etico.



Pur essendo un io finito, esposto alla dipendenza dalle cose e dalle passioni, egli deve mirare a realizzarsi come Io puro.







Cultura = educazione e formazione continue, attuate grazie alla ragione che sottomette gli istinti e la sensibilità.



L’io non può raggiungere la perfezione e l’infinito, ma infinito e sublime e il suo impegno continuo di autoperfezionamento.


L’ISTINTO FONDAMENTALE DELL’UOMO



L’istinto sociale: istinto fondamentale dell’essere umano.  Ammissione che esistano fuori di sé altri esseri ragionevoli a lui simili, con cui deve entrare in un rapporto di socialità.



L’uomo, sentendosi un io finito ma aspirando all’infinito, cerca di superare la propria limitatezza partecipando alla vita degli altri, e in tal modo istituisce la società.



Società: indispensabile per il vivere umano. Scopo di realizzare la completa unità di tutti i suoi membri. Fondata sul presupposto che gli altri uomini sono esseri razionali simili a noi, con i quali dobbiamo collaborare in vista del perfezionamento morale collettivo.



Risultato = obbedire a 2 norme:



1.    trattare gli altri uomini come fini, non come strumenti.  



2.    la legge morale impone di tendere non solo al perfezionamento del singolo, ma anche a quello altrui, attraverso l’educazione.



Stato: non indispensabile per il vivere umano. Fatto empirico, che ora esiste, ma che potrebbe anche scomparire qualora gli uomini divenissero così virtuosi da non aver bisogno di un potere repressivo. Detiene i poteri della coercizione e della repressione, grazie ai quali fa rispettare l’ordine; strumento in vista della migliore organizzazione possibile, ma non è un fine.







Deve diventare superfluo.



La società perfetta è quella in cui regna la libera collaborazione tra gli uomini e in cui tutte le volontà riescono a trovare un reciproco accordo, in una superiore e razionale armonia di intenti. 


LA MISSIONE DEL DOTTO



Dotto = intellettuale modesto che si occupa delle sorti di tutti. Egli deve possedere una conoscenza autentica dei bisogni umani.



Ruolo del dotto = progetto di perfezionamento dell’umanità e missione di sorvegliare il progresso umano.



Missione = nobile ed elevata, l’intellettuale deve stimolare le altre persone a perseguire l’ideale di perfezionamento morale che e lo scopo del singolo e dell’umanità intera.



Filosofia = s scienza suprema: riesce a penetrare l’essenza delle cose.



Dotto deve indicare i mezzi più idonei al raggiungimento della perfezione spirituale, perché un sapere che non sia in grado di fare ciò e inesorabilmente inutile.







Filosofia + Storia.



·      Storia: ci permette di cogliere i fatti.

·      Filosofia: interpreta e orienta i fatti verso il futuro.



Storia e filosofia = contenuti essenziali del patrimonio conoscitivo del dotto, dottrina del dotto≫.



La missione assegnata alla classe colta: sorvegliare dall’alto il progresso effettivo del genere umano e promuovere questo progresso.

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